domenica 24 gennaio 2010

Angeli caduti



Oggi ho sconfinato, per vedere la realta' per quella che e'.

Sono andato laggiu',
nel cuore della citta' delle stelle,
dove nessuna luce brilla e dove gli angeli, persi , urlano il loro male.

Degrado e povertà si palpano nell'aria , la disperazione si legge negli occhi dei negri fatti di crack agli angoli delle strade, incappucciati, vagano senza meta per vicoli sporchi di piscio umano, da un isolato all'altro il panorama cambia cosi drasticamente che sembra persino surreale per chi viene dal vecchio continente.

Una ragazza bianca cammina barcollando, ha il viso ricoperto di croste, ciocche di capelli impastati, vestiti imbrattati di sporcizia, la bocca semiaperta e lo sguardo, che conosco, fisso nel nulla. Con se' trascina faticando l'orrendo puzzo della disperazione.

E' una pagina mancante della Lonley Planet, una fotografia da guardare da lontano, lo skyline della 101. C'e' uno strato di luce nera li sotto, soffocata.

E' il black hole,
e' l'imbarazzo dell'american dream,
e' lo Skid Row.
Oggi e' sabato,
downtown e' loro.

Poco piu' in la, sull'angolo con la 4th dei messicani vendono tortillas dal sapore standard, una macchina vecchia e lercia, spara i suoi decibel di musica hip-hop passando lentamente per la strada sconessa, due negri al volante, con lo sguardo di sfida osservano la zona, una vecchia di origini asiatiche cammina affaticata con le sue borse della spesa sul marciapiede di cemento, dei bambini seminudi corrono e scompaiono tra una recizione arrugginita oltre la quale l'erba cresce tra le lastre di cemento con rifiuti e rimasugli di automobili, forse rifugio per qualche homeless disgraziato durante le giornate più fredde di questo ricco stato.
La parete scrostata, la porta multicolore abbandonata a sè stessa marcisce lentamente col tempo che inesorabilmente passa, un USA today ingiallito di chissa quanti mesi fa giace ancora tra il legno e l'inferiata impolverata. La vecchia, forse stanca per il peso che trasporta, si ferma un istante a testa bassa, respira, mi passa a fianco senza nemmeno guardarmi, con il suo peso nell'anima.

Ai margini della strada c'e' una bottiglia di plastica schiacciata, consumata, ha il tappo rosso e sull'etichetta sgualcita e scolorita riesco ancora a leggere Coca-Cola.

Sospiro, penso alla vecchia cinese, pronuncio a bassavoce, nel mio cattivo inglese, "proud to be american", sorrido e torno dove gli angeli non sono caduti, dove finalmente posso ubriacarmi d'illusioni, vedendo concretizzati i miracoli economici del capitalismo occidentale.

Neelps

2 commenti:

  1. Dice più questo post di molti slogan, decisamente.

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  2. Bellissimo post...descrittivo, amaro e a tratti dolce. Si, anche dolce.

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