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giovedì 26 aprile 2012

Che vergogna!


Milano, 25 aprile 2012

Una giovane portava una bandiera in spalla rappresentante una grossa colomba ed un'altra bandiera, verde bianca rossa e nera.
"Bel sindaco di merda" ha urlato, non appena Pisapia si è allontanato abbastanza da non poterla sentire.
La giovane aveva uno sguardo determinato, deciso, rabbioso. Stava proprio in testa al corteo, proprio in fronte alle bandiere con la stella di David. Al suo fianco c'era un uomo, sui 50anni, a spalleggiarla. Erano li apposta.

"Fuori i sionisti dalla storia, intifada fino alla vittoria".

Oggi è il 25 aprile.

Le bandiera bianca e azzurra non rappresenta una fede religiosa o politica, rappresenza l'esistenza di un popolo, che nella storia, è stato perseguitato più di una volta. Sono stati marcati a fuoco come bestie nei campi di sterminio nazisti, perseguitati e piegati come fossero animali da macello con una metodologia ed una brutalità tale da far rabbrividire chiunque.
Tutti lo sanno, tutti lo hanno studiato, alcuni hanno anche avuto la possibilità di vedere il marchio a fuoco sui polsi dei propri famigliari sopravvissuti.

E' successo qui, in Europa.
E' successo qui, in Italia.
E' successo qui, A MILANO!

Stazione Centrale, binario 21.

Chi ha deciso di restare o di tornare, ha avuto un coraggio non indifferente, decidere di restare in mezzo a gente che ti ha venduto in cambio di qualche meschino favore o per un'attimo di gloria, non è da tutti.

A San Babila, le bandiere verdi bianche rosse e nere sventolano orgogliose.

"Palestina libera" urlano.
"Palestina libera!"

"Assassini!"

"I fascisti siete voi!"

Oggi è il 25 Aprile.

Non so se sia possibile spiegare o capire cosa significa dare del "fascista" agli ebrei durante il corteo del
25 aprile a Milano. Portano la bandiera della Brigata Ebraica i figli o i nipoti di chi è stato deportato, umiliato
e brutalmente sterminato.

Non c'e' rabbia da provare, ma vergogna, ancora una volta, in un occasione importante come questa c'e' chi o per
ignoranza o per volontà è capace di una tale brutalità verbale da raccapriccio. Capaci di provocazioni a cui è
difficile resistere.

Quando le bandiere con la stella passano a San Babila, alcuni che prima urlavano tacciono, guardare negli occhi i figli o i nipoti di chi è stato perseguitato e sterminato ad alcuni fa questo effetto, l'insulto diretto è difficile.
Ma alcuni non hanno freni e si lasciano andare alle peggiori volgarità.

"Fuori i sionisti dalla storia"

"Fascisti"

Ancora una volta è uno spettacolo di una tale bassezza che non può che provocare conati di vomito a tutti quelli che hanno una minima sensibilità umana. E' come prendere a calci un uomo nudo agonizzante a terra.

E' imbarazzante, penoso.

Dovevate vedere con quale grinta questi insulti venivano urlati.
Sono rimasto scosso per il resto della giornata e ho ricordato il motivo per cui negli anni precedenti declinavo l'invito a partecipare a questa giornata.

Nlps

martedì 21 giugno 2011

yOu

Di notte mi sta rannicchiata vicina come un'animaletto infreddolito.
E io sto li, la stringo e non riesco a dormire.

Ogni tanto mi guarda con i suoi occhietti azzurro pastello decorati da lunghe ciglia nere, vedo me stesso specchiato nelle sue grandi pupille brillanti.

Averla intorno e' come prendere il valium, o qualcosa di simile, mi piace e la cerco,ma so che mi faro' male, la dipendenza e' terrificante, l'anima viene scavata come fosse marmo sotto i colpi di uno scultore maldestro.

Non restare qui, l'italia non e' un posto per chi ha dei sogni da perseguire.
Torna a casa, ovunque sia.

Fai un poco di spazio nei tuoi ricordi per me, se ti va, ma non concedermi altro spazio, ho una volonta' debole e non sono uno that do the right thing.
Lascia che sia solo un piacevole gioco.

Dont get stuck here, perfavore!

martedì 1 marzo 2011

Primo Marzo 2011

Vorrei disegnare.
Ma sono troppo ubriaco per farlo.

Uscendo da via Adelchi, respiro la prima aria di Marzo e tutto, tutto, mi riporta alla citta' d'Europa. La Londra che ho conosciuto anni fa. Umida, secca, fredda, ventosa. La Londra dei sogni.

Di quei sogni di quando si e' giovani e si cerca qualcosa.
Cosa?

Ma che importa cosa?! Cazzo, non importa, e' L'Energia che l'aria sprigiona, che l'Umanita' porta sempre con se', quell'istinto primitivo, cosi umano da superare la semplice umanita'!

Dopo le 3 medie, si esce dal Pub con le idee che girano a mille! ognuna piu' importante delle altre, e li, in quegli istanti cosi insignificanti, che esse si espandono e crescono, che esse diventano una sinfonia vibrante con mille sfaccettature differenti, li, nell'irrazionale illucidita' mentale, L'Energia nasce potente e sovrasta ogni razionalita'.

Li, nell'ambiente "liquido" nasce L'Idea, L'Attimo e' reso immortale, in pochi secondi di trionfo raggiunge il suo massimo apice, irraggiungibile.

Percorro le strade di Lambrate, con la stessa sciarpa da donna che mi protegge dal freddo vento di un invero morente, cosi come fosse la vecchia strada da Pimlico a Victoria.

Gli odori, nella loro prepotente ottusita', mi trascinano violentemente da una estremita' all'altra di questo vecchio continente.
Come un viaggiatore ricco di energia vibrante, viaggio da un passaggio all'altro, inebriato di quel gusto traballante, dell'incertezza, del trionfo di se' stessi!
Li, come un orgoglioso viaggiatore, con lo zaino in spalla e con una cartina trasandata, consumo me' stesso nell'inebriante piacere fine a se' stesso.

Ma davvero, mi trovo ora a pensare ancora, di dover abbandonare il sicuro porto, per qualcosa di incerto. Cosi come fecero coraggiosi viaggiatori, nella ricerca dell'Ignoto, buttandosi giu', sempre piu' giu', nell'abisso senza fine.

In questi attimi senza tempo, il cuore, in fiamme, brucia l'ossigeno con ostinata insistenza.

In questi attimi, di brillante armonia, i soldi, carta straccia, sono l'imbarazzante presenza della sabbia sul fuoco.

La fiammata dura un'attimo, ma vale decenni.

Neelps

domenica 7 novembre 2010

Non ce la faccio piu' !!




Non ci riesco piu'!
E' l'estenuante sforzo di soffocare qualcosa che continua a vivere.
Non ci riesco piu', spingo con forza, gli tengo la testa sotto l'acqua, vedo le bollicine salire e la vita trasalire.
Ma non muore. Lo sforzo e' estenuante e mi sfinisce, non ce la faccio piu'.
E' forse ora di lasciarlo andare?

Perche' continua a respirare?
Il pianto rompe l'ostinazione e come un bambino vuole lasciarsi andare e cercare protezione nel grembo materno.

Non metto piu' la cravatta da qualche mese.
Non ho piu' sorrisi convenevoli.
La rabbia me la si legge chiara in viso.

Le persone se ne sono accorte, ma non mi interessa, voglio piangere e liberarmi dal nodo insostenibile che mi stringe il collo.

E' tempo di lasciare andare.
E' tempo di sputare su chi se lo merita.
La rabbia deve tornare a graffiare senza rimorsi, chi non si merita attenzione deve soccombore sotto un'attacco furibondo, incessante.

Non vi sopporto piu'.
C'e' un punto in cui all'arroganza bisogna rispondere con la forza, senza sosta, come animali rabbiosi bisogna scagliarsi contro questo orgoglio barbaro di qualche homo che non e' ancora arrivato ad essere sapiens e che crede di essere chissa chi' per il suo suv pagato a rate. Ma chi cazzo sei?
Ma chi cazzo te la conferisce quell'aria spavalda da scimmia buzzurra? Come cazzo ti permetti di puntare il dito verso persone il cui spessore umano non e' nemmeno quantificabile nei tuoi confronti? Coglione d'italiano, zappavi la terra e mungevi le vacche fino a qualche decennio fa, qualche migliaia di euro, non ti conferiscono la superiorita' umana nei confronti di altre etnie.

Oggi, una ragazza sudamericana, dai lineamenti indios, non so come, ha fatto risorgere in me la rabbia.
Con la sua gentile umilta', inaspettatamente, mi ha fatto un'enorme regalo.

GRAZIE.


Poi,
ho vomitato.

I succhi gastrici hanno eroso le corde vocali.
Mi piacciono cosi, sono particolari, suonano alla Janis Joplin, di quella rabbia graffiante, che non passa inosservata.


Take another little piece of my heart now!
Oh, oh, break it!
Break another little bit of my heart now, darling
Oh, oh, have a!
Have another little piece of my heart now,
You know you got it if it makes you feel good,
Oh, yes indeed.




Cosi, oggi devo lasciare andare, perche' non ce la faccio piu'.


Neelps

giovedì 9 settembre 2010

Milano Vogue Fashion Out Night


Le pupille si dilatano velocemente, l'alcool scorre proporzionalmente alla voglia di abbandonarsi a qualcosa di sconosciuto. Bisogna scandirlo bene, il grido furibondo, insensato, liberatorio.
v a f f a n c u l o.
Barcollo per le via di questa spocchiosa citta', via verri, via della spiga, via manzoni.
Ogni negozio, eblema del superfluo ha qualcosa da offrirti con cui ti corrompe lo spirito, l'anima, il tutto. L'effimero e' la corruzione totale del corpo che, in preda ai dolci effetti dell'alcool, si abbandona piacevolmente cullato da una sensazione di torpore eterno, abbandonando tutto cio' che e' razionalmente corretto.

Per le strade camminano demoni bellissimi, su tacchi a spillo, con pantaloni aderenti, lasciano scoperte quelle parti cosi sensualmente attraenti da provocare un turbino di sensazioni incontrollabili. Pettinature alla Lady Gaga, occhi dolci, capaci di stregarti il cuore fino alla morte. Ti conducono, in accoppiata con Bacco, al caotico piacere del vizio.

Sguardi ammiccanti, profumi speziati, dolcissimi, colpiscono il cuore come dardi avvelenati, come il morso di un serpente velenoso, provocano spasmi muscolari di un dolore acido e profondo.

Cosa si nasconde dietro queste creature cosi dolcemente decorate, cosa, nel loro animo profondo, e' soffocato dai brand del made in italy?

Zegna, offre dello spumante buonissimo, in bicchieri da intenditore con mandorle fresce dal sapore naturale e dolce. Una fotografa, con il suo sguardo ruggente mi passa accanto, mora, nel suo aspetto ingiustamente meraviglioso lascia un solco permanente nel mio inerme cuore.
Giorgio si fa fotografare con invidiosi sognatori di un successo bramato che mai gli sara' riconosciuto. Una Cucinotta tutta agghindata entra sul retro di via Manzoni, con la sua guardia del corpo, raggiunge il Re della moda milanese e, circondato nel suo emporio del lusso, accecanti flash partono a raffica rimbalzando velocemente per i numerosi specchi fino a morire nel nero profondo.

Dentro e fuori.

Vecchi nauseabondi mostrano con disinvoltura i loro oggetti del giorno, giovani ragazze, bellissime, con occhi di ghiaccio, gli si trascinano attorno come fossero cagne selvatiche addomesticate.

Ecco Milano, nel suo inutile splendore, brillare di quella luce artificiale, artefatta, drogata.

Nuotare negli effetti dell'alcool.

I sensi si svuotano del razionale senso di soffocamento.

Piu' ingerisco questo spumante gratuito offerto dai famosi brand del made in italy, piu' arrivo a toccare il mio eden. Ma la mia sazieta' non raggiunge la sua completezza, desidera i corpi, uno dietro l'altro, di questi splendidi animali decorati, dolci.
L'estetica del bello, non conosce sazieta'.

Desidero fare da parte la frangetta mora e scoprire quel meraviglioso occhio vestito di blue pastello. Il profumo del suo corpo e' un misto tra incenso e un aroma preziosa. Il suo calore, in questa giornata di un triste settembre, e' un attrazione irresistibile.
Le sue mani.
Le sue braccia, esili e innocenti, attendono di essere accarezzate.
Veste uno strofinaccio di una seta finissima, made in China, ma brandizzata Armani.

La cenere cade a terra, trascinata con forza dalla gravita'.
Brucia il tabacco, lasciando dietro di se', disegni volubili che si dissolvono velocemente.

L'incontro delle labbra sulle labbra ha un effetto devastante, l'alcool deve scorrere nelle vene, perche' apre i recinti ad un essere ignoto. L'umido della saliva, il tessuto setoso, il girovita caldo.

Non c'e' ragione per il razionale.
Non c'e' nulla da comprendere, non c'e' senso che puo' essere compreso appieno quando si padroneggia la razionalita'.

Il tutto deve essere irrazionale.
Devo avere tutto fuori dal mio controllo.
Amo giocare con il caso.

Il chaos partorisce l'imprevedibilita', la gioia.

Diffido di chi, ama tenere sempre tutto sotto controllo.

Cammino barcollando, nei cunicoli sotterranei della Milano Vogue Fashion.

Out there in the city, quali limiti?, arroganti ignoranti!, mangiate biada nei vostri stretti recinti.
Pascolano beati, loro! nella loro illusione di liberta' inviolabile, il loro libero arbitrio, nulla e' se non l'illusione di un brand luccicante.
Come stupidi pesci abboccano ad ogni luccichio in movimento.

Bevi l'ultimo bicchiere di bollicine made in France. Stupido idiota!

Cosi voglio essere, stupido ed idiota.
Nella mia felicita' apparente, vera o irreale che sia, perso in un campo senza limiti, in una dimensione inconsistente di una geometria irreale.
Fluttuo nel vuoto, dove i sensi non hanno potere, ogni bussola e' senza magnete.

Non vedo piu' nulla, solo luci colorate, indistinte, occhi meravigliosi, abbiamo una bellissima random walk, urtiamo il calore di altri corpi in cerca del loro rainbow, tutto si mischia in una unica miscela colorata, calda, fresca, senza senso.

Rimane solo il gusto ed il calore delle mia labbra sulle tue.
Ed il vento, che amico, ci accarezza con cura.


Neelps

domenica 23 maggio 2010

Via Padova e' meglio di Milano

Questo pomeriggio sono stato alla festa di via Padova, uno dei luoghi piu' discussi di Milano.
Ho fatto una passeggiata breve, per sentire il caldo sole estivo sulla pelle. Devo dire la verita', questa festa mi ha fatto una gran pena, mi ha lasciato l'amaro in bocca. Qualcosa di desolante e sinistro girava nell'aria. C'era davvero poca gente, pochissimi italiani, qualche straniero del quartiere che girava incuriosito.

Molti di quelli che ho incontrato erano vestiti dalla festa, con vestiti vecchi, male abbinati, messi assieme in qualche modo. Non brillavano certo per eleganza, ma a volte l'eleganza si esprime con ben altro che degli straccietti di stoffa. Mi hanno colpito gli occhi, alcuni si guardavano attorno, spenti, in cerca di qualcosa che non c'era. E' come quando inviti gli amici alla tua festa di compleanno e nessuno si presenta. Ma c'e' stata bimba che saltellava qua e la', e con gli occhi brillanti ed il suo velo tirava la sua mamma per mano.

Forse ingenuamente, mi aspettavo qualcosa di piu' allegro, mi aspettavo un bel po di gente, mescolata tra loro, con curiosita' e voglia di sapere e vedere questa via Padova cosi tanto discussa negli ultimi fatti di cronaca milanese. Che c'e' che non va in questo quartiere? brama la sua voglia di riscatto nei confronti di una Milano inetta, ancora troppo immersa in quel suo gretto provincialismo italiano.

Forse perche' e' domenica sera, la malinconia mi attrae, e' inevitabile.

Milano non e' una grande citta', nonostante tutte le arie di cui, elegantemente, si veste. E' al piu' un paesotto, ancora lontano dalle sorelle europee. E la sua gente, mezza bigotta e mezza bauscia sguazza nel suo fango, sfoggiando abiti di classe, arredamenti di design con domestici filippini annessi.

Avrei voluto mangiarmi un kebab, era necessario, ma anche troppo energetico per il pomeriggio.
Questo regime calorico da polli, sta interagendo negativamente con il mio umore. Cosi guardando questa gente che ha messo tutta questa buona volonta' per organizzare questa festa, non riesco piu' a mantenermi tranquillo, qualcosa si sta svegliando, e' una rabbia furibonda, primitiva.

Una volta, non molte settimane fa, sono stato in un mercato di provincia, ho sentito questi vecchi farneticare cattiverie gratuite nei confronti di un venditore ambulante straniero che, raccolta la sua roba, si apprestava a scappare dal controllo dei diligenti ometti in tuta blu. Ma questo venditore ambulante, indiano, bisognava vederlo. Era cosi magro ed aveva un viso cosi gentile che non poteva attirare a se', per natura, nessuna forma di odio. Eppure questi stolti, della bella provincia milanese, non si risparmiarono. Loro ed il loro Dio, entrambi analfabeti come capre, alzarono la voce. Quello che mi fece piu' specie fu l'orgoglio, ragliavano con orgoglio, fu un particolare agghiacciante. La bella provincia milanese, che di bello ha solo qualche ragazza, e' colma di questi quadrupedi raglianti, imbeccati da certe altre bestie da soma verdastre, alcuni troppo presi dall'entusiasmo, a volte si spingono fin su in citta'.

Cosi, in questo pomeriggio desolato di via Padova, quel fatto mi e' tornato alla mente, i pochi carboidrati che ho assunto nell'intera giornata hanno fatto il resto. Per fortuna ci sono ancora gli occhi brillanti della bimba mussulmana che, per un attimo, mi hanno scrutato incuriositi, donandomi una pausa di tranquillita'.


Neelps

NB
Questo post e' una schifezza, non ha ne' capo ne' coda, va sistemato, arricchito nella forma e nei colori del linguaggio, va corteggiato con pazienza, racchiude in se' tutta l'impulsivita' dell'ingordo. Ma non lo sistemero' mai.

domenica 18 aprile 2010

Fuori Salone #1

















MILANO Fuori Salone 2010
Zona Tortona.
E' iniziato.

Hanno ripitturato la passerella di verde.
L'hanno ripulita, orrendo gesto allegorico!

Ma per creare, bisogna prima distruggere.

Zona Tortona e' l'evento piu' bello di tutto l'anno.
E' un insieme di spocchiose stronzate vestite con L'eleganza italiana.
Un evento in cui, travestiti di tutto il mondo fanno capolinea qui, spargendo quell'aurea di saggezza artistica, superiorita' intellettuale che di fatto, raramente, possiedono. Il tutto condito con un enorme afflusso di denaro.

E' il mio evento milanese preferito.
Via tortona diventa un insieme unico di colori, una grande tela, il cui disegno meraviglioso si crea dinamicamente sotto i tuoi occhi. E' la concentrazione del peggio e del meglio, della futilita' e dell'ingegno.

Ragazze bellissime si mischiano nella comune folla, i loro occhi gelati, fanno rabbrividire. Alcool, cocaina ed allusioni voluttuose, scorrono copiose accompagnando i marchi piu' prestigiosi d'Italia.

Milano debella il suo infame provincialismo, accendendosi d'un tratto di mille meravigliosi colori e profumi. Stranieri da tutto il mondo popolano ogni via. Ogni lingua, ogni razza, ogni colore, in un solo, unico miscuglio, sono la linfa vitale del tutto.

Amo la mia citta'.

lunedì 5 aprile 2010

Milano e la sua luce



Volevo andare in un parco oggi, sdraiarmi al sole e stare li, qualche ora, ad ascoltare la citta'. Ma il terreno e' ancora intriso d'acqua e quindi i miei piani sono stati sconvolti.

In questa stagione, il sole a Milano, non fa altro che iniettarmi pensieri malinconici. La luce taglia la citta' dal basso e la fa risplendere di un fascino che ancora non possiede.

Il mio preferito e' parco Sempione, con la giusta dose di stranieri, mi fa sentire al posto giusto.
Uscendo in provincia, la situazione cambia, si incontrano coppie che passeggiano mano nella mano, famiglie con bimbi strillanti, passeggini, seggiole, tavoli, etc.. tutte situazioni che non mi fanno sentire a mio agio. Pochi stranieri, pochissimi singoli. Questa e' una cosa che non comprendo, dove vanno i singoli e le singole? stanno chiusi in casa finche' non trovano l'anima gemella?

Prendendo la 2, si arriva facilmente a Griffith Park, li e' tutt'altra cosa, e' come quando torni da un viaggio di mesi ed entri in casa. Entrando in Little Armenia, dopo l'incrocio con la Franklin si inizia a salire, il quartiere, il clima, il paesaggio cambiano. Con il sole che ti brucia la fronte e ti solca le rughe, qualcosa frulla nello stomaco, come quando, per la prima volta, si da un bacio alla persona amata. Da lassu' si vede tutta la citta', nel suo immenso splendore, nelle giornate piu' limpide si riesce anche a vedere l'oceano dicono, io non l'ho mai visto, tutto si disperde in un colore indefinito poco dopo la US Bank Tower, come se il mondo finisse li dietro.

Una volta sono salito sul Duomo e ho guardato giu'. Ho visto Milano, nella sua nudita'. I tetti e l'architettura disordinata, tipica delle citta' europee, mi ha deluso come la prima volta che vidi la City da un settimo piano di un discreto albergo. C'e' qualcosa di discontinuo nel loro vestire.

Ma oggi non ho alcuna voglia di prendere la macchina, voglio andare a piedi, con i mezzi. I marciapiedi sono di asfalto scuro, che cattura la luce e gelosamente la trattiene a se', come il peggiore degli amanti. Vedo la luce soffrire in questi scuri strati di pece, la strada e' pulita, senza ricordi. Il sole che ti scalda il corpo e' una bella sensazione, specialmente nelle giornate come questa in cui l'aria e' ancora troppo fresca. Mi porto dietro un po di musica, per nutrire quel senso latente di insicurezza che mi nasce dentro.

Cosi cammino per il corso puntando ai giardini di P.ta Venezia. Una volta arrivato non c'e' nulla che riesce a trattenermi, esco dalla parte di palestro e torno indietro seguendo la strada. Ascolto la radio in streaming, absolute classic rock. By the Way, RHCP, ai gia' confusi pensieri si mischiano queste note in modo, direi, indiscreto, se non credessi al caso, mi farei qualche domanda. Ho sempre quella sensazione di non essere nel posto giusto, di dover ricongiungermi con un qualcosa di cui non ho idea. Forse e' sintomatico, forse e' stress o forse e' Milano che non si sa vestire, a dispetto della sua fama.

Pero', dopotutto, anche questa luce, questa imitazione scadente, e' capace di rallegrare un poco lo spirito, finche' non scendera' la notte.

E' tardi, devo preparare la valigia, domani parto, addio Milano con il sole. Magari mi prendo il tempo di salire ancora sul Duomo e guardarti nuda, dall'alto, senza giudicare.

;)

sabato 20 marzo 2010

Pensieri sfuocati 2



Non ci voglio andare.


A lambrate, c'e' un locale, piccolo, dove fanno la birra.Tutti lo conoscono.

Sono stato li l'altro giorno, mi sono bevuto due porpore e una lambratina, finche' i sensi hanno iniziato ad abbandonare quella sicurezza che ottusamente ostentano. Ero li con alcuni colleghi ed ex colleghi. Tra questi c'era una mia ex-collega, una che mi piace molto, non tanto fisicamente, quanto mentalmente. Mano a mano che la timidezza svaniva proporzionalmente alla porpora ingerita, i sorrisi e le mani iniziavano a sfiorarsi con timidezza.

Io la voglio,
lei lo sa,
io lo so.

E' strano come le persone diventino amiche.
C'e' un vento sinistro che striscia tra il malto e l'aria primaverile di via adelchi.


Nell'olio calmo mi cullo, vedo volti famigliari li fuori, mentre io e lei fumiamo soli, raccontandoci pezzi delle nostre vite, i nostri colleghi all'interno ridono, mangiano e bevono, con pensieri innocenti brindando ad un fragile futuro. Torna a casa questa sera, dalla figlia e dal marito, come e' consuetudine che sia. L'aria vibra tra i caotici disegni del fumo. Fa freddo, sento il suo corpo avvicinarsi, la stringo per proteggerla dal vento fresco, un gesto peccaminoso come la fede che porta al dito.

Lei lo sa,
io lo so.

Voglio strappargli un bacio, uno di quelli brevi, che non fai in tempo ad assaporare, che non ti soddisfa, che ti lascia in tensione come la sesta sulla settima, una perenne incapacita' di concludere.

Lei percepisce la vibrazione instabile,
Io anche.

In questo stato di disordine mentale, tutto e' piu' chiaro e felice.
Io non ci voglio andare laggiu', nella campagna desolata, per un lavoro insulso nato da un progetto insulso di persone insulse.

Per tornare a casa, solo, prendo il metro a Lambrate, scendo a Piola, una sola fermata, perche' mi piace la metropoli, mi piace viverla nel suo sottosuolo urbano, mi piacciono i suoi odori, mi piace la sua malata routine, mi piace la cacofonia dei binari.

Percorro strade parallele, per allungare il tragitto e respirare l'aria di questa Milano di fine marzo.
Strani pensieri nascono con euforia crescente nella mia mente ovattata. Nessuno di questi e' in grado di vincere la realta'. Tra un mese o poco meno, dovro' andare laggiu', nella squallida campagna albanese, a fare che? per quanto tempo?
Desidero stringerle le mani alla vita, strappargli un bacio furtivo, veloce, nient'altro.
Dopo le porpore, divento un esile adolescente, in balia delle correnti, senza riferimenti, pronto a buttarsi ovunque ci sia qualcosa che brilli.

La fede al dito brilla, nel sua luminosa cattiveria.
I suoi occhi brillano, nella loro opaca timidezza.
Il boccale di porpora brilla, nella sua ambrata visione del mondo, consegna le chiavi di una lettura, amabile.

Io non brillo, perche' non so piu' come bruciare.
Spargo benzina ambrata ovunque nelle mie vene, per un'immaginaria proiezione di tutto cio' che non sara' mai.


Laggiu' parlano inglese?

venerdì 12 marzo 2010

Pensieri sfuocati



Sento lo stress adosso come sudore sporco.
E' un periodo in cui tutto scorre veloce, male, senza senso alcuno.

Forse mangio pochi carboidrati.

Il nervoso ha conquistato tutto il mio corpo ed io tremo come un fiore percosso brutalmente dal vento. Questa notte, durante uno spazio vuoto, mentre tutte le luci della citta' erano spente ed i suoi abitanti dolcemente addormentati, ho riflettuto su me stesso, e' stato come bere vino dal cartone.


Una sera, percorrendo via tortona, ho attraversato la passerella di ferro color verde. C'era un ragazzo lassu', suonava il suo jazz con la tromba, le luci diffuse e l'odore umido della mia citta' hanno creato un'atmosfera speciale. In lontananza il 29 arrivava lentamente nella sua amabile insicurezza. Un brivido come un lampo, dal basso verso l'alto.

E' una bella citta', Milano.

Al lavoro mi hanno affidato un nuovo progetto, la cui sede ultima sara' in un posto che so a malapena localizzare su una cartina geografica. Un posto dimenticato da dio (e forse anche dagli uomini), in mezzo al nulla, nella piu' sperduta e desolata campagna fangosa. E' cosi che me lo immagino, probabilmente non ci vuole nemmeno il passaporto per andarci. A dire il vero ho anche il dubbio che ci sia l'areoporto.

Cosi, questa notte ho pensato alle alternative, e non ne ho trovate.

La questione dei permessi di soggiorno, mi ha sempre creato fastidi.
Ragazzo cerca ragazza scopo matrimonio per scambio visa.

Pensieri sparsi di una notte senza tempo.
Una Milano senza sole.
Una citta' dove le pozzanghere non riflettono e la gente non sorride.

Bisogna nascondersi, tra la folla, nella sua media si trova l'unica via per la sopravvivenza.
Ma a tratti, ci si ubriaca all'eccesso, barcollando per le strade della citta' mondiale della moda, tra i suoi locali brillanti, le sue luci fredde, i suoi volti patinati, la sua pelle bianca, liscia, cosi bella ed inumana.

Modelle alte e slanciate, tacchettano per il pave' sconnesso di via tortona, volti senza anima, perfetti, asessuati nelle loro forme cosi delicate, lo sguardo insipido di un manichino porta abiti, l'odore fresco di un corpo senza vita.
Ed un foglio a terra, contenente quel che rimane di una poesia, lentamente si squaglia con l'acqua che cade, lacerato dai tacchi bastardi che insistentemente lo calpestano, l'accanimento e' brutale, e come un sogno, svanisce sbranato dalla cattiveria di bellezze impalpabili.

La necessita' di avere qualcosa di piu', e' persa.
E questo vuoto e' anestetizzato da numerosi giri di cocktail colorati, vestiti come innocenti vergini di design made in italy, il cui solo fine e' l'eccesso della quantita'. Desideri di possesso veloce di un corpo appariscente e sensuale, al comando di banconote da cento.
L'eccesso e' necessario, in ogni sua forma, il corpo e' portato al suo limite fisico nella ricerca invana di ricomporre la poesia.


Pensieri abortiti, la cui rabbia stanca si e' accovacciata a guardare i passanti alla dolce interpretazione di somewhere over the rainbow...



Finche' tutto non e' piu' lucido.



Neelps

lunedì 26 ottobre 2009

1 South


Si presenta sempre, a sorpresa, la Signora Malinconia.
E non viene mai sola, si porta sempre appresso sua sorella Tristezza.

Oggi, nel tardo pomeriggio di questa bellissima giornata, quando il sole ormai stanco affogava nel cielo azzurro di una Milano inconsueta, sono arrivate, una dopo l'altra, sulle note di un canzoncina curiosa.

La domenica spesso prendevo l'auto a noleggio e guidavo per ore in direzione sud. Uscendo dalla citta' provavo sempre quella sensazione appagnate del viaggio, del partire, del lasciarsi tutto alle spalle, un bisogno che si ripete spesso nella mia vita.

Prendevo la 280, poi la One, arrivavo nei pressi di Half Moon Bay, e mi fermavo li. Quando il sole era ancora splendente ed il vento moderato, andavo in spiaggia o mi fermavo su una di quelle panchine di Half Moon Bay, in mezzo a quel prato solcato dal vento e, seduto verso l'oceano pacifico, respiravo la mia dose di felicita'.
Ero capace di stare li per ore.

Era la primavera del 2006.

Ed oggi necessito ancora quel bisogno di lasciarsi tutto alle spalle, di partire, di sedersi difronte al grande oceano blu e di guardare nel suo vuoto, sentire il suo fragoroso respiro ed il suo gelido vento.

Ogni volta che cado a terra, voglio tornare a casa.
Ma questa casa non e' Milano.

martedì 29 settembre 2009

Gli ultimi giorni di Settembre


Gli ultimi giorni di settembre per me hanno sempre avuto un significato particolare. Sono giorni in cui il sole, pigro, scalda ancora.

Avevo 20 anni, camminavo per via Celoria con i primi libri sotto braccio, Unix System V ed Algebra Lineare. Le foglie dei platani iniziavano a cadere e a formare quel manto disordinato sui marciapiedi pieni di studenti.L'aria fresca ed il sole luminoso di quelle giornate rappresentavano per me la vita pura, pura come non era mai stata.

Le ansie, le paure, la tristezza degli anni passati sembravano solo un brutto ricordo da rinchiudere segretamente in un piccolo e remoto angolo in fondo al mio cervello.

Ero in questo meraviglioso mondo chiamato Citta' Studi.

E Lei,
Lei non c'era piu',
Riuscivo a passare giorni, settimane, senza pensarLa.

Si, forse, in quegli ultimi giorni di settembre, ero felice, di una felicita' nuova, naturale, una felicita' che non provavo da anni.

Subito prima del dipartimento di Chimica c'era un piccolo parco, contornato da alberi alti e stretti. Ogni tanto mi fermavo li, al sole, a leggere o a mangiare qualcosa, prima di tornare a casa.Ero solo, volevo stare solo, avevo paura, paura delle amicizie.

Una volta una ragazza mora si sedette poco distante da me con una sua amica. Aveva i capelli mossi, gli occhi di un marrone chiaro, luminosi. I nostri sguardi si incrociarono mentre il suo viso veniva accarezzato dal timido sole di settembre,la vidi cosi, in quella sua bellezza sfuggente, e provai una dolce stretta al cuore.Un giorno di ottobre la rividi, si accorse che la osservavo, si giro e mi sorrise.Feci finta di nulla perche' avevo paura, una paura folle.

Ben presto incominciai a stringere amicizie con i miei compagni di corso e capii che non avevo nulla da temere.Era un mondo lontano da quello che avevo conosciuto in precedenza, andava tutto bene, molto bene.Parlavamo dei corsi, dei compitini, delle ragazze, del blueboxing, della slackware 3.0, di itapac.

And I shed a tear

When I think about last September morning

Ancora oggi, quando ascolto questa canzone, mi rivedo passeggiare tra le foglie secche con i libri sotto braccio,mi ricordo seduto nel prato, ricordo lo sguardo di quella bellissima ragazza e ancora, per tutto questo,provo una dolce stretta al cuore.

martedì 15 settembre 2009

Olio alcolico

Sono ubriaco. Ancora.

E' come cullarsi in un mare di denso olio.
Non esistono spigoli, tutto e' smussato.

Oggi a Milano piove.

martedì 2 giugno 2009

Citta' Studi

Tagliai i contatti con tutti gli amici del giro.
Presi a frequentare posti differenti.

Era l'unico modo.
Non fu facile. Mi aiutarono.

Preso il diploma, andai all'universita'.
Si apri' un mondo nuovo, i numeri mi avevano sempre affascinato.
L'universita' era un caos di stimoli, studiavo, studiavo solo in casa.

Feci nuove amicizie.
Alcuni stravaganti.
Tutte pulite.

Ero cosi immerso nell'universita' che mi sembrava di vivere una nuova vita. Eravamo oltre la meta' degli anni 90, ormai Lei era solo un ricordo. Nessuno ne parlava piu', le Sue tracce ai bordi dei marciapiedi scomparvero, era stata superata!

Io frequentavo i corsi e camminavo tra la folla con il sorriso.

Citta' Studi salvo' la mia anima dal pozzo di tristezza in cui era caduta.

Feci tutti gli esami possibili, anche quelli non necessari.

Presi la laurea e il dottorato.
Iniziai a lavorare con entusiasmo nella ricerca, poi andai via.

Non so nemmeno come ho fatto ad arrivare fino a qui.
Ora sembro una persona di tutto rispetto, ma non sono cambiato poi cosi tanto. Quando iniziai l'universita', i miei genitori erano spaventati, d'altronde avevano ben ragione di esserlo. Poi non so cosa sia passato loro per la testa, ma li vedevo sempre piu' tranquilli e felici, questa cosa mi faceva stare bene, se non avessi avuto loro, probabilmente ora non sarei qui a scrivere questo stupido blog.

Dei vecchi amici non ho saputo piu' niente.
Mi piace ricordarmeli tutti cosi, pensando che ora stiano tutti bene,
pensando che abbiano fatto tutti come me.

Penso alla ragazzina dagli occhi brillanti e a noi due, mano nella mano.

E poi, ogni tanto, penso anche a Lei.

Cosi, affogo questi irrequieti pensieri in una dolce malinconia, scrivendo queste inutili parole.

martedì 19 maggio 2009

Milano

Sapete quando un profumo vi rimanda violentemente indietro nel tempo?

Ad ogni inizio estate, mi succede esattamente la stessa cosa.

Il profumo dell'erba, dei fiori che sbocciano, il glicine, l'asfalto, il profumo della citta', del marciapiede sporco, dei muri scritti.

Vengo proiettato violentemente indietro di anni, in preda al dolce affanno dei ricordi, il fiato corto, mi manca l'aria, la dolcezza del ricordo si esprime in una lacrima repressa. Con il sorriso negli occhi rido amaramente di quel che e' stato e di quel che non e' piu'.

Amo questa Milano, un po sporca ed un po trascurata.
Le persone vengono e vanno, senza badare ad alcun affetto.
Strappano negli anni ogni sentimento senza alcun rispetto.

Un ragazzo fuma, con lo sguardo perso nel vuoto di questa citta'.
Penso al tempo che fu e a quello che verra'. Non senza un grigio velo di rimpianto.

Cosi, in questi momenti insignificanti, vivo con intensita' cio' che rimane della mia vita.